tanto per cominciare…

Affrontare i temi della comunicazione in modo alternativo non e’ cosa facile certamente.

 

Eppure sono convinto che si debba tentare di guardare oltre i luoghi comuni e le banalità che si ascoltano quotidianamente  in merito alla  comunicazione sociale.

 

Qui vorrei tentare di affrontare con voi gli argomenti liberamente, senza interessi di parte o di partito, convinto che sarà la nostra passione per questo camaleontico sistema della comunicazione sociale, questo mare in continuo fermento che e’ l’opinione pubblica a stimolarci nel confronto e nel dibattito.

 

Come primo pezzo inaugurale del blog voglio pubblicare una lettera da me inviata al Direttore del TG1 Gianni Riotta nel quale manifesto la mia non adesione al suo punto di vista espresso nell’articolo a sua firma  pubblicato sul Corriere della Sera del 19 gennaio 2009 dal titolo “la rete cancella l’opinione pubblica”.

 

Aspetto i vostri commenti.

 

Marco Cuppoletti

 

 

 

 

Roma, 21 gennaio 2009

 

Gentile Direttore,

 

                            ho letto con profondo interesse il suo articolo pubblicato lunedì 19 u.s. dal Corriere della sera dal titolo  “la rete cancella l’opinione pubblica”;  mi permetto di scriverle e mi perdonerà se dissento in larga parte dalle sue considerazioni.

 

Ovvio che questo a lei poco interessi, per usare un eufemismo, così come è ovvio che, purtroppo, non risponderà a questa mia  E-mail, destinandola rapidamente al cestino.

D’altronde lei è il direttore del TG1 ed io soltanto un sociologo attento ai fenomeni della comunicazione, che altro mezzo non ha, per esprimere la sua opinione, come tanti altri del resto, che uno dei miliardi di Blog presenti in rete.

 

Lei sa meglio di me che il sistema sociale della comunicazione è in continua evoluzione, analogamente ad un sistema cellulare ( Maturana e l’autopoiesi cellulare ; Luhmann e i sistemi sociali) ove, io dico fortunatamente, un ente sociale o men che meno un singolo può oggi intervenire con presunte funzioni regolatorie o peggio, con la convinzione di disporre della verità assoluta.

 

Mi piace pensare ai processi della comunicazione e all’opinione pubblica con l’immagine che altri hanno già dato, quella di un mare increspato, in continuo movimento, impossibile da circoscrivere in un recinto di regole assolute.

 

Davvero, credo che il giornalismo italiano dovrebbe finalmente abbandonare il baluardo dell’oggettività, oramai divenuto fragile ed ammettere, se si vuole intraprendere per il futuro un dibattito eticamente e moralmente corretto su questi temi, che l’informazione, ossia “la messa in forma” di un fatto accaduto è inevitabilmente una rappresentazione soggettiva del giornalista.

 

Lei è, a mio giudizio, un autorevole giornalista, proprio perché ci racconta le cose viste con gli occhi soggettivi della sua grande preparazione e cultura ed è per questo che molti, aderendo alla sua opinione, giustamente la seguono.

 

Se si convenisse su questo basilare concetto, verrebbe poi facile considerare che l’opinione pubblica esiste e si esprime con ogni mezzo, rete compresa e che forse bisogna ammettere che esistono molte verità, tutte con pari dignità di esistere.

 

Con grande stima

 

Marco Cuppoletti

 

 

 

tanto per cominciare…ultima modifica: 2009-02-02T20:46:09+01:00da next.wave
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